Ogni tot anni il Metaverso muore… e poi risorge, un po’ come una divinità dell’Antico Egitto.
Ciclicamente compaiono articoli che ne decretano la fine: “il Metaverso ha fallito”, “non interessa più a nessuno”.
La realtà è che i metaversi nascono e muoiono perchè alcune piattaforme chiudono — AltSpace VR, per esempio — ma gli utenti, finché una piattaforma resta aperta, continuano a usarla. A volte persino più di prima. Second Life è lì da oltre vent’anni a ricordarcelo.
Il punto non sono mai state le piattaforme in sé. Il punto sono le persone dietro quegli avatar e i contenuti che vengono generati. La scatola più bella del mondo, se è vuota, resterà sempre e solo una scatola vuota. E qui lasciatemi sottolineare il ruolo determinante dei Metaverse Community Manager (lo so, chi si loda si imbroda).
C’è poi un equivoco enorme che pesa su tutta questa narrazione: il rebranding di Facebook in Meta. Un’operazione di marketing talmente potente che ha funzionato fin troppo bene. Oggi moltissimi profani identificano il Metaverso con Meta, come se fossero la stessa cosa. Così, quando sono arrivati i tagli di Meta alla VR, nell’immaginario collettivo è passato un messaggio semplicistico: “il Metaverso ha fallito”. Casomai ha fallito una strategia aziendale, non un concetto. È come dire che Internet è fallito perché alcuni social network hanno perso utenti.
Due parole vanno comunque dette su Mark Zuckerberg, perché Meta ha investito cifre gigantesche nel suo progetto di Metaverso, ma secondo me lo ha fatto male. Horizon Worlds avrebbe potuto e dovuto partire nel momento storico (ahimè) perfetto: la pandemia e conseguente lockdown con milioni di persone chiuse in casa. Sembrava il contesto ideale per un’esperienza sociale immersiva globale. Invece è stato un po’ come Il deserto dei Tartari: attese infinite, promesse… e poi l’elefante ha partorito il topolino. Non era disponibile per tutti, noi italiani lo abbiamo dovuto aspettare a lungo e quando è arrivato in molti siamo rimasti perplessi e non solo per la grafica. Io, per esempio, non mi sono mai spiegato la presenza massiccia di bambini — sì, volevo scrivere “bimbi M.” — che non dovrebbero nemmeno indossare un visore.
Secondo punto: solo adesso Horizon Worlds è accessibile anche da smartphone. Ma cavolo stiamo parlando del colosso dei social media! Spatial lo consentiva sin dall’inizio, permettendo a chiunque di fare un’esperienza metaverse, da qualsiasi device. Spatial resta tutt’oggi la piattaforma “facile facile” per entrare e fare eventi. Lasciamo perdere il discorso dei costi introdotti successivamente che hanno fatto scappare moltissima gente.
Anche sul fronte gaming Meta ha perso un’occasione importante. Aveva i visori più diffusi sul pianeta: giusto per capirci, di Quest 2 sono stati venduti circa 25 milioni di unità contro i circa 60 milioni di PS5. Sono meno della metà, certo, ma numeri del genere dimostrano che la VR non è affatto una quisquilia. So bene che non piace sentirlo dire dagli esseliani ma nell'immaginario collettivo il Metaverso è legato indissolubilmente con la VR.
In questo contesto va letto anche l’annuncio di questo inizio 2026: Reality Labs, il comparto di Meta che si occupa concretamente di VR, ha subito un ridimensionamento importante, con un taglio del 10% del personale e la chiusura di alcuni studios che producevano giochi come quelli che avevano realizzato titoli di grande qualità come Asgard’s Wrath 2. Io gioco pochissimo col visore ma so riconoscere un bel gioco e quello era favoloso.
Tutto questo ha fatto sicuramente scalpore, ma non va interpretato come la morte del Metaverso. È una ristrutturazione aziendale, uno spostamento di risorse verso l’intelligenza artificiale — soprattutto — e verso altri prodotti come gli occhiali sviluppati con Luxottica, per inseguire ciò che oggi appare più redditizio.
E ribadiamolo ancora una volta: il Metaverso non è solo Horizon Worlds. Esistono realtà solide come VRChat, piene zeppe di mondi da esplorare e con community strutturate al loro interno.
Un altro punto fondamentale, secondo me, è che il Metaverso non è concepibile come surrogato del mondo reale. Nessuno ha mai seriamente immaginato miliardi di persone chiuse tutto il giorno in mondi virtuali con un visore sulla faccia. La direzione sembra un’altra: la fusione del mondo reale con quello virtuale.
Occhiali che visualizzano ologrammi sempre più credibili, AI e avatar che interagiscono con noi magari nel salotto di casa, ambienti e mondi virtuali generati da prompt vocali, un po’ come il ponte ologrammi dell’Enterprise. Fantascienza? Ma dai… se nel 2020 vi avessero detto che sarebbe bastato descrivere qualcosa per far apparire in pochi istanti un’immagine o un video, quanto ci avreste creduto?
Immaginate una lezione di Alessandro Barbero in cui ciò che racconta prende forma davanti a noi. Non solo ascoltiamo, ma camminiamo dentro una città medievale, interagiamo con i personaggi, osserviamo ciò che oggi possiamo solo immaginare. E l’intelligenza artificiale, che galoppa a ritmi impressionanti, non può che accelerare questo processo in modo esponenziale.
Per quanto mi riguarda, tutto ciò che ruota intorno al concetto di Metaverso continuerà a stuzzicare la mia curiosità. Anche per questo mi sono recentemente associato a HoloNexia, l’associazione culturale italiana che promuove la cultura attraverso VR, AR e AI.
N.B. Ero pronto a ripartire con il Pyramid Cafè Show anche per affrontare queste tematiche ma adesso vediamo come evolverà la situazione di Rubin (chi frequenta Pyramid Cafè sa a cosa alludo). In ogni caso, ora ho più tempo a disposizione e potrò coltivare ancora meglio questa grande passione 😉
Dulcis in fundum, a febbraio sono stato invitato da Marcus Pingitore all’Università Federico II di Napoli, presso il Dipartimento di Scienze Sociali, per portare la mia testimonianza dal mondo delle community. Sarà un’occasione preziosa per raccontare cosa succede davvero nel Metaverso, al di là dei titoli sensazionalistici.
Quando sento dire che “il Metaverso è morto”, sorrido ogni volta anche perchè nel nostro piccolo noi di Pyramid Cafè ci sitamo dentro da 18 anni e oltre :D
Francesco Spadafina aka Magicflute

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